Vuoi scopare?
Eravamo a casa sua.
Atmosfera sospesa, luci basse, silenzi lunghi.
Lei vestita in modo decisamente eccitante.
Ad un certo punto, senza preavviso, mi guarda e dice “Vuoi scopare?”
Io respiro profondamente. Esito. Non so cosa rispondere.
-Come non sapevi cosa rispondere?- Direbbe qualunque lettore maschio.
E invece sì, non sapevo cosa rispondere.
Perché a me, quella domanda era già stata posta: tre volte.
Tre episodi traumatici.
Ve li racconto.
Primo trauma.
Sono sul divano con lei. Uno da una parte, uno dall’altra.
Avevamo bevuto qualcosa, o mangiato, non ricordo.
Lei mi guarda e, serafica, chiede: “vuoi scopare?”
Io, perplesso, era la prima volta che una donna era così diretta, ribattoi: “tu?”
Le ci pensa un attimo e dice: “per me è uguale.”
Salutai e me ne andai, un po' stordito.
Secondo trauma. Altra donna.
Avevamo finito di cenare, eravamo seduti in cucina.
Avevo un bel tavolino, non ricordo che fine abbia fatto. Ma ricordo benissimo il suo cellulare su quel tavolino.
Squilla. Lei risponde.
“Cinquanta euro, senza segni. Sì, cinquanta euro.”
All’inizio non capisco.
Poi sento una voce maschile dall’altra parte. E capisco che nessun uomo pagherebbe cinquanta euro per giocare a briscola -senza segni-.
Lei faceva la mistress. Sadomaso. Professionista.
Quando finiscono sia il vino che le telefonate, mi guarda e mi chiede: “vuoi scopare?”
Di nuovo quella domanda.
Io esito, poi penso: -no, stavolta non mi freghi-.
E dico: “Sì.”
Lei mi guarda, sospira e risponde: “Sai, sono un po' stanca. Facciamo la prossima volta.”
La prossima volta mi ritrovo a casa sua. C’è anche un amico. A un certo punto si alza e va a dormire, lasciandomi con lui, che mi racconta come lavori tutta la settimana, poi il venerdì compri la droga per il week end, … e se la faccia tutta il venerdì sera.
Non scopai ma imparai molto sull’acquisto della droga.
Terzo trauma. Terza donna. Questa le batte tutte.
Mi invita a cena, a casa sua.
Mi manda una foto con le cosce di fuori. Io penso -ok, le piaccio-.
A cena, però, niente.
Zero tensione.
Nessuno sguardo, nessun movimento, nessuna vibrazione.
Mi ritiro.
Lei insiste. Mi invita di nuovo a casa sua.
Mi accoglie in accappatoio, si è appena fatta la doccia. Io lo interpreto come un segnale universale.
Ceniamo. A un certo punto dice: “in questo periodo ho una gran voglia di scopare!”
-Ah- penso -finalmente, una donna decisa.
Faccio per baciarla ma “no” mi dice e mi conferma con un cenno.
Mi ritiro ancora e parlo un po' del meteo.
Aspetto che sia socialmente accettabile andarsene.
Più tardi le scrivo: “avevo capito che la tua frase significasse -vuoi scopare?-“
Lei risponde “no.”
Solo -no-. Minimalismo emotivo.
“E allora perché mi hai detto che avevi gran voglia di scopare?”
“Perché era vero, ma non con te.”
Non l’ho mai più sentita.
Ora capite. Tre traumi così stordirebbero anche Mike Tyson.
Quindi, tornando all’inizio.
Lei. La casa. Il vestito eccitante.
La domanda: “vuoi scopare?”
Scopammo.
Ma non ricordo nulla di quella sera.
Come invece ricordo lucidamente i tre traumi.
Perché il sesso dura una notte, i traumi tutta la vita.
(Giovanni Lupi)
17.1.26